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La puttana del vecchio gioielliere


di LaCavalla
26.08.2026    |    3.740    |    55 10.0
"L’ho masturbato con veemenza e quando è venuto, è stato con una intensità quasi dolorosa..."
Mio marito Carlo da anni porta dentro di se questo desiderio oscuro e profondo: il bisogno viscerale di vedermi usata, umiliata e posseduta da uomini maturi, potenti e senza scrupoli. Ciò che per molti sarebbe inconcepibile, per lui è un’eccitazione malata e irresistibile.
Dal mio canto non nascondo che le attenzioni che mi hanno riservato sempre questo genere di maschi non mi ha mai lasciata indifferente, il sentirmi desiderata da questi uomini mi eccita terribilmente.
Per un’occasione speciale Carlo, aveva deciso di regalarmi un anello importante e per ottenere un buon prezzo, si è rivolto allo zio di un conoscente, un vecchio porco di 76 anni con un’azienda di gioielli. Davide, il tizio a cui Carlo si è affidato, quando eravamo più ragazzi, ci raccontava senza filtri le imprese di questo zio con alcune donne del paese e quelle storie ci eccitavano da morire. Un pomeriggio siamo andati insieme alla sua azienda. A detta di mio marito ero splendida, indossavo tacchi alti, vestito aderente che sottolineava il mio corpo formoso. Gennaro, il gioielliere, mi ha squadrata come un lupo affamato fin dal primo istante.
«Cazzo, Carletto, hai proprio una moglie da urlo», ho sentito che diceva a mio marito ridendo, mentre sceglievo l’anello. Intanto io sorridevo fingendo innocenza, ma vedevo già il luccichio nei suoi occhi.
Qualche giorno dopo il gioielliere ha chiamato Carlo per dirgli che l’anello era pronto. Mio marito, ha recitato alla perfezione la parte dell’uomo impegnato: «amore, ho un impegno. Vai tu a ritirarlo, per favore.»
A quel punto ho capito al volo cosa voleva facessi. Ho indossato un vestitino rosa corto, scollato e aderente come quelli che uso spesso, dei sandali di colore bianco con tacchi alti e sono partita.
Erano quasi le sei di sera quando sono entrata nell’ufficio privato di Gennaro. Lui ha chiuso la porta a chiave con un gesto deciso. «Finalmente soli, bellezza» ha detto con quella voce rauca e autoritaria. «Sai, da quando ti ho vista l’altro giorno non ho fatto altro che pensare a te.»
Mi ha consegnato l’anello, ma invece di lasciarmi andare mi ha presa per mano e mi ha attirata più vicina. «Sei sprecata per Carletto, un ragazzo ancora giovane, senza esperienza. Una femmina come te ha bisogno di un maschio vero, uno che sa come trattarti.» Ho provato a resistere debolmente: «Ma io sono sposata, non posso!»
Lui ha riso piano, una risata carica di lussuria. Mi ha infilato una mano sotto il vestito senza tanti preamboli, risalendo lungo la coscia fino a toccare il perizoma già bagnato.
«Balle. La tua figa sta già parlando per te. Sei fradicia, troia!»
Due dita rugose e grosse le sono scivolate dentro senza pietà. Ho sussultato, aggrappandomi alle sue spalle. «Oh Dio! No! Ti prego!» ho mormorato. In ginocchio, mi ha ordinato con tono che non ammetteva repliche. Ho obbedito. Si è abbassato i pantaloni e mi sono trovata davanti un cazzo ancora grosso e duro nonostante l’età. Ho iniziato a succhiarlo con avidità, mentre lui mi teneva per i capelli. «Brava, succhiami il cazzo. Scommetto che lui non sa che puttana sei in realtà. Prendilo tutto in gola, così! Brava, troia!»
Mi ha scopata sulla scrivania con forza animale: prima da dietro, sbattendomi il cazzo fino in fondo alla figa, poi mi ha fatta girare e mi è venuto in bocca, ordinandomi di tenere lo sperma sulla lingua. Poco dopo mi ha presa di nuovo e mi ha scaricato una seconda dose profonda dentro la figa.
Quando sono uscita da quell’ufficio, camminavo con le gambe leggermente divaricate, la figa piena e gocciolante, il sapore del vecchio ancora forte in bocca.
Mentre guidavo verso casa, il cellulare ha squillato. Era Carlo. Mi ha detto di essere stato chiamato da Gennaro che, con tono soddisfatto, gli aveva raccontato che ero passata per l’azienda a ritirare l’anello e poi, aveva proseguito facendogli un sacco di complimenti per la bella mogliettina che aveva, prima di chiudere la telefonata con una risata.
Quando ho aperto la porta di casa, Carlo mi ha afferrata per i fianchi e mi ha spinta contro il muro con urgenza. Mi ha baciata con foga, infilandomi la lingua in bocca. Il sapore era inconfondibile: salato, denso, con quel retrogusto forte dello sperma di un uomo anziano. «Hai fatto la troia, vero?» mi ha ringhiato tra un bacio e l’altro, mordendomi il labbro. «Sento il suo sapore, ti ha riempito la bocca, puttana?»
Ho annuito, ansimando contro le sue labbra. «Sì, mi ha usata. Mi ha scopata per bene. Mi ha sborrata due volte, una in gola e una profonda nella figa.»
Queste parole lo hanno fatto impazzire. Mi ha infilato una mano sotto il vestito, scostando il perizoma fradicio e ha spinto due dita dentro di me. La mia figa era bollente, gonfia e completamente allagata. La sborra densa del vecchio gli ha ricoperto subito le dita, viscida e abbondante, colando fuori mentre mi scopava con la mano.
«Cazzo, quanta sborra…» ha mormorato eccitato, muovendo le dita dentro e fuori con forza. «Sento quanto ti ha riempita, è ancora calda. Ti ha montata come una vacca, eh?»
Gemevo, spingendo il bacino contro la sua mano. «Sì, mi ha piegata sulla scrivania e mi ha scopata senza pietà. Mi diceva che ero una troia sprecata per te, che meritavo un cazzo vero.»
Mi ha baciata di nuovo, più profondamente, assaporando quel mix proibito di saliva e sperma mentre le dita continuavano a entrare e uscire dalla mia figa devastata. Poi non ha resistito più. Mi ha trascinata sul divano, mi ha aperto le gambe e si è inginocchiato tra le mie cosce.
La figa era rossa, gonfia, ancora semiaperta. La sborra del vecchio colava lentamente fuori. Ha avvicinato il viso, ha leccato quella miscela viscida fino all’ultima goccia.
«Sei la mia moglie troia» ha gridato: «la puttana di quel vecchio porco». Ti ha marchiata dentro.»
Urlavo di piacere, le unghie piantate nella sua schiena. «Pulisci la sua sborra, sono la vostra puttana!»
Mi ha stretta con forza selvaggia, baciandomi continuamente, gustando nuovamente il sapore del cazzo del vecchio gioielliere dalla sua lingua. L’ho masturbato con veemenza e quando è venuto, è stato con una intensità quasi dolorosa.
Siamo rimasti lì, ansimanti, dopo quel momento di eccitazione estrema per tutta la notte.
Due giorni dopo è arrivato a mio marito il messaggio di Gennaro. «Carletto, perché non venite questo fine settimana sulla mia barca al mare? Ci rilassiamo, facciamo un giro, mangiamo pesce fresco e tua moglie può prendere un po’ di sole. Dille di portare il bikini più bello.»
Mi ha mostrato il messaggio con un sorriso complice. Sapevamo entrambi cosa significava realmente quell’invito. «Vuole rivederti» mi ha detto. «E questa volta non sarà solo un incontro rapido in ufficio. Passeremo tutto il fine settimana con lui. Immagino già la scena: tu in bikini, lui che ti guarda come una preda, che ti tocca di nascosto mentre io sono a pochi metri e poi, quando cala la sera, ti userà nella cabina mentre io resto sul ponte a sentire tutto.»
Gli ho mordicchiato il labbro, già eccitata. «E tu vorresti davvero guardarmi mentre mi monta di nuovo?» «Voglio molto di più», ha risposto baciandomi. «Voglio vederti diventare la sua troia. Voglio sentire le sue mani rugose su di te, voglio che ti usi in ogni modo mentre io assisto impotente e poi voglio ripulirti, piena di lui.»
Il fine settimana sulla barca si stava trasformando nel preludio perfetto per altre corna, altre umiliazioni e altre montate selvagge. Il vecchio gioielliere stava già affilando gli artigli e mio marito non vedeva l’ora di offrirmi di nuovo a lui.
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